Uso delle traversine ferroviarie

“Tecniche di Ingegneria Naturalistica: esperienze nelle aree protette” Torino, 18-19 ottobre 2006

La Regione Piemonte (Assessorato sviluppo della montagna e foreste, opere pubbliche, difesa del suolo e Assessorato ambiente, parchi e aree protette, energia, risorse idriche, acque minerali e termali) ha organizzato questo importante seminario di carattere multidisciplinare, rivolto a tecnici pubblici e privati e aperto agli studenti universitari. La Regione Piemonte da tempo promuove l’utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica nei campi delle sistemazioni idrogeologiche e del recupero ambientale, tanto in aree montane quanto lungo le fasce fluviali di pianura. Questo convegno ha voluto fissare alcuni obiettivi raggiunti nelle regioni nord occidentali italiane. La prima giornata, a Torino presso il Centro Congressi della Regione, ha visto la presentazione di numerose e interessanti esperienze attuate in Piemonte, Lombardia e Liguria. Gli interventi sono stati graditi dai numerosissimi partecipanti, in quanto sono state ben spiegate le motivazioni che hanno portato alle scelte progettuali e soprattutto sono state evidenziate le criticità e gli errori commessi. Nel corso della seconda giornata sono state effettuate visite tecniche ad interventi realizzati nell’ambito del Parco Naturale Laghi di Avigliana e nelle Valli olimpiche a Sauze d’Oulx, Jouvenceaux e Fenils.

Ci si è resi conto come attraverso le tecniche di ingegneria naturalistica sia possibile attuare consolidamento di rive in erosione, di fronti di scavo e di scarpate dissestate in tempi rapidi, con ridotto impatto paesaggistico e anche a costi inferiori rispetto alle tecniche tradizionali in grigio. Il dibattito in campo con i tecnici che hanno seguito direttamente l’esecuzione delle opere è stato particolarmente stimolante e ricco di spunti di riflessione. E’ emersa chiaramente l’importanza di eseguire progetti molto dettagliati e calati nella situazione locale, non escludendo la possibilità di adottare tecniche miste (es.: palificata viva fondata su micropali). Il gruppo dei partecipanti alle visite era composto da tecnici della pubblica amministrazione e progettisti specialisti in diverse discipline (forestali, geologi, ingegneri, architetti, naturalisti, geometri, ecc.); presenti anche studenti universitari.

 

L’IMPIEGO DI TRAVERSINE FERROVIARIE

Durante i sopralluoghi si è discusso anche delle essenze vegetali più indicate e della provenienza del legname. Si è fatto cenno alla possibilità dell’utilizzo delle traversine ferroviarie dismesse dalle Ferrovie di Stato, e su questo argomento si è aperto un dibattito. Sono state descritte situazioni opposte: 1) utilizzo senza alcun problema di tipo legale e soddisfacente resa tecnica in quanto si tratta quasi sempre di legname molto duro e inattaccabile da parassiti; 2) stoccaggio in piazzale in attesa di riutilizzo, che ha provocato denuncia penale e intimazione di smaltimento in impianto autorizzato. Vale la pena di fare chiarezza su questo argomento.Il D.M. 5 febbraio 1998 “Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli art. 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997 n. 22 (n.d.r. decreto Ronchi)”, classificava le traversine ferroviarie tra i rifiuti costituiti da legno impregnato con preservante a base di creosoto (codice 9.3, CER 170201). Tra le attività di recuperoconsentite (a condizione che il contenuto di impregnante fosse inferiore a 250 g/Kg di legno) era specificamente previsto “falegnameria e carpenteria per la realizzazione di palificazioni di palizzate, di paravalanghe, di contenimento di strade, di terrapieni, di opere di sfruttamento forestale, ecc.” Con l’entrata in vigore del nuovo elenco europeo dei rifiuti (direttive 75/442/CEE e 91/689/CEE, direttiva del Ministro dell’Ambiente del 9 aprile 2002) il codice 170201 (rifiuti di legno impregnato con preservante a base di creosoto) viene eliminato e sostituito dal codice 170204* (vetro, plastica e legno contenenti sostanze pericolose o da esse contaminati) classificato come rifiuto pericoloso e quindi non recuperabile con procedure semplificate. Da segnalare inoltre che con la Direttiva 2001/90/CE, del 26 ottobre 2001, la Commissione Europea ha vietato la vendita ai consumatori del preparato noto come creosoto, utilizzato come preservante del legno. La decisione è stata presa alla luce della potenzialità cancerogena di tale preservante. Il divieto (a partire dal 30 giugno 2003) si estende anche al legname trattato con creosoto nelle applicazioni industriali, nei pali del telegrafo e nelle traversine delle strade ferrate.

Alberto Maccabruni

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In risposta a Maccabruni e per maggiore completezza circa il riutilizzo delle traversine ferroviarie tengo a precesare che è inoppugnabile che siano rifiuti pericolosi e che esistano sentenze in materia che ne confermano tale sorte e che cito di seguito. Rifiuti – Smaltimento dei rifiuti – Traversine ferroviarie dismesse impregnate di olio di creosoto – Qualifica di rifiuto – Configurabilità – Art. 6 D.Lgs. n. 22/1997 – Interpretazione autentica di cui alla L. n. 178/2002 – Nozione di rifiuto. Le traversine in legno impregnate di olio di creosoto dismesse dall’ente ferroviario vanno qualificate quali rifiuto ai sensi dell’art. 6 del D.Lgs. 5 febbraio 1997 n. 22 anche dopo l’entrata in vigore del decreto Legge 8 luglio 2002 n. 138, convertito con Legge 8 agosto 2002 n. 178, non sussistendo in ogni caso la fondamentale condizione dell’assenza di pregiudizio per l’ambiente. Pres. Savignano G. – Est. De Maio G. – Imp. Pesce. – P.M. Consolo S. (Conf.) (Rigetta, Trib.riesame Savona, 4 dicembre 2003). CORTE DI CASSAZIONE, Sez. III del 26 maggio 2004, (Cc. 14/04/2004) Rv. 228688, Sentenza n. 23988 * Però resta un dubbio: perchè il D.M. 186 del 5 aprile 2006 che reca modifiche al decreto Ronchi (D.M.22/97) all’allegato 1 punto 9.3 per quanto dica che “rifiuti costituiti da legno impregnato con preservante a base di creosoto” dice: “tipologia soppressa in quanto riferita a rifiuti pericolosi (170204)” non cancella anche i punti successivi e quindi li lascia vivere ovvero lascerebbe in atto l’attività di recupero? “falegnameria e carpenteria per la realizzazione di palificazioni di palizzate, di paravalanghe, di contenimento di strade, di terrapieni, di opere di sfruttamento forestale, ecc. “Non sarà che, con tutte le autorizzazioni del caso (quali?), è possibile il reimpiego in situazioni di cui sopra? Chi sa rispondere a questo quesito si faccia avanti e, per il momento, non riutilizzate più le traversine impregnate di creosoto. Stessa cosa vale per i pali di recupero delle reti di distribuzione del servizio telefonico (cod CER 170204)

Paolo Gallo

 

IL RIUTILIZZO DI RIFIUTI DI LEGNO NEI CANTIERI DI INGEGNERIA NATURALISTICA

LEGISLAZIONE

La normativa che regola il riutilizzo dei rifiuti in legno è demandata al DM Ambiente 5 aprile 2006 n 186 (entrata in vigore 19 maggio 2006) che modifica ed integra il precedente DM Ambiente 5 febbraio 1998 “Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli art. 31 e 33 del D.Lgs 5 febbraio 1977 n. 22”, sostituiti dagli art. 214: Procedure semplificate e 216: Operazioni di recupero del D. Lgs 03/04/2006 n° 152 (Codice dell’Ambiente). Tale normativa all’art. 5 “Recupero ambientale” cita: “1. Le attività di recupero ambientale individuate nell’allegato 1” (Norme tecniche generali per il recupero di materia dai rifiuti non pericolosi) ”consistono nella restituzione di aree degradate ad usi produttivi o sociali attraverso rimodellamenti morfologici. 2. L’utilizzo dei rifiuti nelle attività di recupero di cui al comma 1 è sottoposto alle procedure semplificate previste dall’art. 33 del D.Lgs 5 febbraio 1997 n. 22,“ (sostituita dagli art. 214 e 216 del D. Lgs 03/04/2006 n° 152) “a condizione che: a) i rifiuti non siano pericolosi; b) sia previsto e disciplinato da apposito progetto approvato dall’autorità competente; c) sia effettuato nel rispetto delle norme tecniche e delle condizioni specifiche previste dal presente decreto per la singola tipologia di rifiuto impiegato, nonché nel rispetto del progetto di cui alla lettera b; d) sia compatibile con le caratteristiche chimico-fisiche, idrogeologiche e geomorfologiche dell’area da recuperare. d-bis) in ogni caso, il contenuto dei contaminanti sia conforme a quanto previsto dalla normativa vigente in materia di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati, in funzione della specifica destinazione d’uso del sito.” Nell’allegato 1 del DM Ambiente 5 aprile 2006 n 186 (Norme tecniche generali per il recupero di materia dai rifiuti non pericolosi), la tipologia 9.3: rifiuti costituiti da legno impregnato con preservante base di creosoto (v. traversine ferroviarie dismesse) è stata soppressa in quanto riferita a rifiuti pericolosi. Tipologia soppressa per lo stesso motivo anche quella successiva all’art. 9.4: rifiuti costituiti da legno impregnato con preservante a base di sali (v. pali telefonici). Alle tipologie 9.1 e 9.2: scarti di legno …, è possibile far rientrare altri tipi di legname non assimilabili alle tipologie di cui ai precedenti art. 9.3 e 9.4.

OSSERVAZIONI

Dalla norma sopra citata è innanzitutto evidente che i recuperi ambientali riferiti al settore dell’ingegneria naturalistica, solitamente rientrano a pieno titolo nell’art. 5 del DM in quanto si restituiscono aree degradate ad usi per lo più sociali anche attraverso rimodellamenti morfologici. Quanto al riutilizzo di traversine ferroviarie contenenti creosoto e pali telefonici contenenti sali si ribadisce che almeno dal 19 maggio 2006 non è più possibile l’utilizzo ai sensi della normativa citata. Nel caso in cui sia possibile il reperimento sul mercato di traversine o pali telefonici o altro, non contenenti sostanze pericolose (creosoto e sali tossici), se non sono rifiuti è possibile il loro utilizzo senza nessuna precauzione particolare. Se sono compresi nella definizione di rifiuto bisogna verificare in quale codifica dell’Elenco Rifiuti di cui all’allegato D, parte IV del D.Lgs 152/2006 ovvero nell’allegato 1 del DM Ambiente 5 aprile 2006 n 186 (tipologie 9.1 e 9.2) rientrino e quali debbano essere le procedure per il loro recupero e riutilizzo. A titolo puramente aleatorio, la normativa non esclude il recupero di rifiuti pericolosi ai sensi dell’art. 216 comma 2 lett. b) del D. Lgs 03/04/2006 n° 152, anche se diventa arduo capire quali siano le modalità del recupero. Resta comunque pendente come una spada di Damocle la sentenza della Corte di Cassazione penale 26 maggio 2004, n. 23988 che respinge il ricorso di un tale presentato contro una sentenza di condanna che riguardava reati da lui commessi nell’utilizzo di traversine ferroviarie contenenti creosoto e utilizzate in lavori di sistemazione e completamento di viabilità forestale. Il consiglio, dunque, è di non rischiare inutilmente: il riuso delle traversine ferroviarie dismesse e anche dei pali dismessi dalle reti telefoniche è vivamente sconsigliato per non incorrere in reati e relative sanzioni. Sarà forse opportuno far modificare e/o stralciare anche dal prezziario regionale delle opere di ingegneria naturalistica quelle voci riguardanti detti materiali. Resta comunque opinione personale che sarebbe stato meglio poter continuare a riutilizzare tali materiali nelle nostre opere di ingegneria naturalistica, che oltretutto meccanicamente sono ottimali in tante situazioni, piuttosto che il loro smaltimento in discariche, tra l’altro spesso abusive, a costi esorbitanti ben superiori al loro valore di mercato (per altro ridotto a zero). Il tutto suffragato dal fatto che il rilascio di sostanze nocive è quasi pari a 0 (nel caso in sentenza di Corte di Cassazione, l’Arpa ha rilevato l’assenza di inquinante nei campioni di acque prelevati nei pressi delle traversine e che la percentuale di benzopirene presente nelle stesse traversine fosse pari a 0.00067%). Esistono atti parlamentari della Camera dei Deputati, seduta del 30/09/2002, in cui in un rapporto seguito ad una interrogazione nel quale si cita che avendo il dipartimento elvetico dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni modificato la sua legislazione riguardante le traversine ferroviarie rendendo praticamente fuori legge l’utilizzo al di fuori della loro naturale destinazione, viene chiesto al ministro se non ritenga di approfondire questa materia sulla base della più recente normativa dell’Unione Europea (Direttiva 94/60/CE). Tutto nasce dal fatto che da un rapporto del dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni del governo elvetico, veniva rilevata la presenza di sostanze nocive, potenzialmente cancerogene presenti nell’olio di catrame il quale rimarrebbe per molti anni nelle traversine e che quindi il riutilizzo delle stesse in ambito privato e negli impianti ricreativi pubblici, comporterebbe pericolo costante di compromissione della salute, dovuto alla possibilità di contatto cutaneo continuativo con olio di catrame. Non ritengo che siano equiparabili i possibili riutilizzi nelle opere di ingegneria naturalistica con questi casi.

Paolo Gallo